6.18.2009

fenice







Il simbolo della Fenice trova le proprie origini nell’antico Egitto ove assumeva il significato solare associato alla città di Heliopolis. In essa veniva onorato il dio Sole che ogni giorno sorgeva e tramontava. Dopo aver vissuto per 500 anni la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma. Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, mirra e altre pregiate piante balsamiche e aromatiche,con le quali intrecciava un nido a forma di uovo. Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l’incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza,per via delle piante balsamiche che bruciano, la morte di una fenice era spesso accompagnata da un gradevole profumo.. Dopo 3 giorni rinasceva dalle sue ceneri e rinnovata nel corpo e nello spirito, volava ad Heliopolis e si posava sopra l’albero sacro. Per questo è diventata simbolo non solo dell’anima immortale e della resurrezione, ma anche di trionfo e di rinascita a nuova vita (o ad un nuovo stile di vita). Tale leggendaria immagine di longevità ed immortalità costituì, durante il Medioevo, un parallelo con l’immortalità e la resurrezione di Cristo dal Santo Sepolcro.
La Fenice come animale totem
Se senti affinità con questo magico uccello di fuoco, significa che sei attratto dall’alchimia, intesa come processo di trasmutazione. Può significare che ciclicamente senti il bisogno di purificarti e rinnovarti. Questo processo di evoluzione può richiedere di sacrificare e bruciare una vecchia identità a favore di una nuova immagine o di un nuovo stile di vita che deve affiorare. Altre implicazioni simboliche possono essere le seguenti: la Fenice, dal momento che si crea da sé, non vuole avere alcun Maestro. Essendo un uccello UNICO (ne esiste soltanto una per volta), è un essere SOLITARIO. E’ ancora più solitario per via del fatto che NON si riproduce. Può vivere centinaia d’anni, ma sempre da sola, senza nessuno dei suoi simili. Pur essendo lo scopo della sua vita quello di riportare la FELICITA' SULLA TERRA, lei stessa ha dovuto RINUNCIARE ALLA SUA FELICITA' PERSONALE e alla POSSIBILITA' DI AMARE, dal momento che una Fenice vivendo più a lungo dei comuni mortali, può avere difficoltà a trovare un compagno per la vita.
L'aspetto somiglia a quello di un'aquila reale, con il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume, una rosa e una azzurra, che le scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo).
E' molto affascinante notare come in tutte le culture esista un corrispettivo della Fenice: sumera, assira, inca, azteca, russa (l'uccello di fuoco), quella dei nativi americani (Yel), nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura), ed ebraica (Milcham). Ad esempio, secondo i Giapponesi, il Karura (storpiatura del nome sanscrito Garuda: è un'enorme aquila sputa fuoco dalle piume dorate e ha gemme magiche che ne coronano la testa, ed annuncia l'arrivo di una nuova era.
Che ogni cultura abbia il suo mito della Fenice è probabilmente dato dal fatto che questo animale è un simbolo di speranza di cui abbiano sognano tutti i popoli. La rinascita dalle sue stesse ceneri e la vittoria sulla morte può rappresentare benissimo la volontà di superare grandi difficoltà come guerre, carestie o catastrofi naturali, ma anche la speranza di una nuova vita dopo la morte. Rappresenta anche la forza di cui ognuno di noi ha bisogno per superare le avversità e i dolori della vita, motivo per il quale ne faccio un po' il mio animale totemico. In questo senso, quindi, il mitologico uccello esiste davvero:dentro di me;ed è per questo che ho deciso che lo tatuerò,proprio in questo periodo della mia vita nel quale mi sono sentita veramente morta e ora,forse,veramente rinata.Anche grazie a te lilli.
ELLE

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